13 GIUGNO 2007

VOCES8

Uboldo - Sala della Comunità

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L’esperienza uboldese dei concerti legati al Festival Corale Internazionale “La Fabbrica del Canto” è ogni anno sempre più florida e densa di significati.

La prestigiosa rassegna giunta alla sua XVI edizione e promossa sapientemente dalla Associazione Musicale Jubilate di Legnano con il Patrocinio di: Regione Lombardia, Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ministeri per gli Affari Esteri e per i Beni e le Attività Culturali, Province di Milano, Varese, Como, Monza e Brianza, è tornata anche quest’anno ad Uboldo, lo scorso 13 giugno, grazie alla competenza, la passione ed alla capacità organizzativa dell’Associazione Culturale Uboldese Officine Musicali insieme alla disponibilità ed alla collaborazione: della Amministrazione Comunale, della Pro Loco e della Parrocchia.

Il crescente successo di pubblico e di interesse registrato negli scorsi anni, ha portato questa volta ad una Sala della Comunità di Uboldo gremita come non mai in tutti i suoi posti disponibili e in tutti i suoi spazi. Un affluenza record che ha superato i 400 spettatori.

“Francamente questa importante partecipazione di pubblico ci inorgoglisce e ci rende pieni di gioia” a dichiarato l’ingegner Dario Monticelli presidente di Officine Musicali. “Già a 20 minuti dall’inizio del concerto il Cine-teatro “S.Pio”a fatto registrare il tutto esaurito, costringendoci a rimediare diverse sedie aggiuntive che sono state prelevate dalla vicina Parrocchia per far fronte all’ingente afflusso di pubblico accorso. Questi risultati ci incoraggiano nel continuare a promuovere la buona musica e a far scoprire tutte le anime che essa racchiude”.

Ospiti e protagonisti della serata sono stati i favolosi “Voces8”, provenienti dall’Inghilterra.

Il coro, formatosi nel 2005 per iniziativa di otto giovani cantanti solisti, è giunto ad Uboldo dopo aver raccolto in questi mesi numerosissimi riconoscimenti e premi in tutto il Mondo ed ha proposto per l’occasione un repertorio molto flessibile - dal titolo “Da Gibbons a Gershwin” - che ha spaziato da brani polifonici del XV secolo fino ad arrangiamenti di musica pop contemporanea.

Fin da subito il pubblico ha potuto apprezzare sia la qualità veramente notevole dell’esecuzione che l’abilità e la capacità di interpretare brani anche complessi con una proposta molto agile e gradevole all’orecchio, ma sicuramente non banale e scontata. Accattivante inoltre il tentativo continuo di attirare l’attenzione con una giusta mimica che se a prima vista poteva sembrare pleonastica nella struttura esecutiva, si rivelava poi assolutamente necessaria nel contesto divulgativo per rimarcare qua e là situazioni di esecuzione a volte forse un po’ troppo tecniche.

I “Voces8” sono riusciti nel loro intento di rendere gradita ed appetibile l’offerta musicale, lasciando in alcuni punti l’impressione di un clima di altri tempi. Così è stato sull’elaborazione virtuosa del “Cantate Domino” monteverdiano dove il tecnico attento ha potuto gustare sia la ricerca del giusto clima ad opera dei cantori, che la progressione di prossimità che senza mai scadere nel banale è risultata attenta alla fruizione ed ha quasi modulato la consegna per meglio far passare il genio di Monteverdi.

In questo sono grandi i Voces8, considerano una rappresentazione canora come un patto tra l’autore della partitura ed il pubblico. Si fanno interpreti quasi indegni dell’intento monumentale di trasmettere un’idea artistica e si fanno auscultatori dei desideri e degli umori del pubblico, diventando strumenti a loro volta di una mediazione nella grande impresa di non tradire l’autore.

Successivamente e nella china discendente del tempo che portava alla chiusura, quando il gruppo si è prodotto nella esecuzione di un canto spiritual, a tutti è parso, di essere nei campi di cotone della vecchia America degli schiavi. A tutti è sembrato vivo il messaggio dello spiritual cantato sulle navi della linea atlantica dove, in regime di assoluta coercizione, i rematori schiavi ricordavano tristemente la loro libertà.

Il coro ha operato delle varianti sul repertorio annunciato e questo a beneficio del pubblico che ha apprezzato, in particolare, quando ad un certo punto il gruppo ha interpretato con maestria la sempiterna e sempre amata Yesterday dei Beatles. E’ stata questa una giusta conclusione di uno sforzo non prolisso ma nemmeno parco di volontà propositive, segno ancora una volta di una grande impostazione tecnica e di una organizzazione molto capillare che ha saputo arrivare ai gusti e al cuore del pubblico presente in sala.

La degna conclusione ad opera degli organizzatori è stata la consegna, a titolo di omaggio, di un pinocchio di legno a ciascun membro del coro Voces8. Perché un pinocchio? – qualcuno si e’ chiesto. Perché opera tipica italiana, perché segno di una laboriosità’ che ha fatto conoscere l’Italia nel mondo, quella caratteristica che vorrebbe ribaltare lo stereotipo dell’italiano tutto furbizia e ozio tramandato in tempi molto lontani e non più da tempo rispondente al vero. Un pinocchio, opera di Collodi e segno del genio italico, che prima crea il bello e poi gli dà l’alito della vita, quella spinta a vivere che deriva dal dirci ogni tanto che la bellezza delle cose salverà veramente il mondo.

 

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